Nel panorama della cucina tradizionale italiana, la pasta e fave cremosa rappresenta un piatto che unisce semplicità e sapore in un connubio perfetto. Questa ricetta, tramandata di generazione in generazione, racchiude i segreti delle nonne italiane che sapevano trasformare ingredienti poveri in vere delizie gastronomiche.
La versione che vi presentiamo oggi proviene dalla tradizione culinaria del Sud Italia, dove le fave fresche o secche costituivano un alimento base dell’alimentazione contadina. La cremosità caratteristica di questo piatto si ottiene attraverso una tecnica particolare di cottura che permette alle fave di rilasciare il loro amido naturale, creando una consistenza vellutata che avvolge la pasta in un abbraccio di sapore.
Questo piatto rustico ma raffinato conquista per la sua texture setosa e il gusto delicato che ricorda i pranzi domenicali in famiglia. Prepararlo significa immergersi in una tradizione culinaria autentica, dove ogni passaggio ha il suo significato e contribuisce al risultato finale.
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Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione delle fave
Sciacquate accuratamente le fave secche sotto acqua corrente fredda, eliminando eventuali impurità. Trasferitele in una ciotola capiente e copritele con abbondante acqua fredda. Lasciatele in ammollo per almeno 12 ore, meglio se per tutta la notte. Questo passaggio è fondamentale perché permette alle fave di reidratarsi completamente e riduce notevolmente i tempi di cottura. Durante l’ammollo, le fave raddoppieranno il loro volume, quindi assicuratevi di utilizzare una quantità d’acqua sufficiente. Al termine dell’ammollo, scolatele e sciacquatele nuovamente.
2. Preparazione del soffritto
Pelate la cipolla e tritatela finemente con un coltello affilato. In una pentola capiente, versate l’olio extravergine di oliva e fatelo scaldare a fuoco medio. Quando l’olio è caldo ma non fumante, aggiungete la cipolla tritata. Fate soffriggere dolcemente per circa 5-7 minuti, mescolando frequentemente con un cucchiaio di legno. La cipolla deve diventare traslucida e morbida, senza mai colorarsi troppo. Questo soffritto (base aromatica ottenuta facendo rosolare verdure tritate in olio o burro) costituisce la base aromatica del piatto e rilascerà tutto il suo sapore durante la cottura.
3. Cottura delle fave
Unite le fave scolate al soffritto e mescolate bene per farle insaporire per 2-3 minuti. Aggiungete il concentrato di pomodoro e fatelo tostare leggermente, mescolando continuamente per evitare che si attacchi al fondo. Dopo un paio di minuti, versate il brodo vegetale caldo nella pentola. Aggiungete le foglie di alloro, il peperoncino intero e regolate di sale. Portate a ebollizione, poi abbassate la fiamma al minimo e coprite con un coperchio. Lasciate cuocere per circa 40-45 minuti, controllando di tanto in tanto e aggiungendo brodo caldo se necessario. Le fave devono diventare molto morbide e iniziare a sfaldarsi naturalmente.
4. Crematura delle fave
Quando le fave sono perfettamente cotte e tenere, togliete le foglie di alloro e il peperoncino. Con un frullatore ad immersione, frullate circa metà delle fave direttamente nella pentola, lasciando l’altra metà intera. Questo passaggio è cruciale per ottenere la consistenza cremosa caratteristica del piatto. Mescolate bene per amalgamare la parte frullata con quella intera. La crema deve risultare densa e avvolgente, simile a una vellutata. Se risultasse troppo densa, aggiungete un po’ di brodo caldo; se troppo liquida, lasciate cuocere ancora qualche minuto a fuoco dolce senza coperchio.
5. Cottura della pasta
Portate a ebollizione una pentola con abbondante acqua salata. Calcolate circa 10 grammi di sale per ogni litro d’acqua. Quando l’acqua bolle vigorosamente, versate la pasta e mescolate subito per evitare che si attacchi. Cuocete i ditalini seguendo i tempi indicati sulla confezione, ma togliendoli 2 minuti prima del tempo consigliato. La pasta deve risultare molto al dente perché completerà la cottura direttamente nella crema di fave. Scolate la pasta conservando un mestolo dell’acqua di cottura, che potrebbe servire per allungare la crema.
6. Mantecatura finale
Trasferite la pasta scolata direttamente nella pentola con la crema di fave. Accendete il fuoco a fiamma media e mescolate energicamente con un cucchiaio di legno per circa 2-3 minuti. Questo processo, chiamato mantecatura (tecnica che consiste nel mescolare vigorosamente la pasta con il condimento per creare un’emulsione cremosa), permette alla pasta di assorbire i sapori e di amalgamarsi perfettamente con la crema. Se necessario, aggiungete un po’ dell’acqua di cottura conservata per raggiungere la consistenza desiderata. La pasta deve essere completamente avvolta dalla crema di fave, che deve risultare lucida e setosa. Spegnete il fuoco, aggiungete una macinata di pepe nero fresco e un filo di olio extravergine a crudo.
Il trucco dello chef
Per ottenere una crema ancora più vellutata, potete passare completamente le fave al setaccio prima di unirle alla pasta, eliminando così le bucce più coriacee. Un altro segreto della tradizione consiste nell’aggiungere una piccola patata tagliata a cubetti durante la cottura delle fave: rilascerà amido e renderà la crema ancora più corposa. Se desiderate un sapore più intenso, potete aggiungere una crosta di parmigiano durante la cottura delle fave e toglierla prima di frullare. Per una versione più ricca, mantecate con un filo di olio aromatizzato al rosmarino preparato in precedenza. Ricordate che questo piatto migliora se lasciato riposare qualche minuto prima di servire, permettendo ai sapori di amalgamarsi perfettamente.
Abbinamenti enologici per la pasta e fave
Per accompagnare questo piatto rustico e cremoso, la scelta ideale ricade su vini bianchi freschi e sapidi che possano bilanciare la cremosità delle fave senza sovrastarne il sapore delicato.
Un Vermentino di Sardegna rappresenta un abbinamento perfetto grazie alla sua freschezza minerale e alle note agrumate che puliscono il palato tra un boccone e l’altro. In alternativa, un Greco di Tufo della Campania, con la sua struttura elegante e le sfumature di frutta bianca, esalta i sapori mediterranei del piatto.
Per chi preferisce un vino leggermente più strutturato, un Fiano di Avellino offre corpo e persistenza aromatica che si sposano magnificamente con la texture vellutata della crema di fave. La temperatura di servizio ideale è tra gli 8 e i 10 gradi.
Informazione in più
La pasta e fave affonda le sue radici nella tradizione contadina del Sud Italia, in particolare nelle regioni di Puglia, Basilicata e Campania, dove le fave rappresentavano un alimento fondamentale dell’alimentazione popolare.
Questo legume, coltivato fin dall’antichità nel bacino del Mediterraneo, era considerato la carne dei poveri per il suo elevato contenuto proteico. Le famiglie contadine preparavano questo piatto soprattutto durante i mesi invernali, quando le fave secche costituivano una riserva alimentare preziosa e nutriente.
La versione cremosa nasce dall’ingegno delle massaie che, frullando parte delle fave cotte, riuscivano a creare una consistenza più raffinata e appetitosa, trasformando un piatto povero in una preparazione degna delle tavole più importanti. Ogni famiglia custodisce gelosamente la propria variante della ricetta, tramandata oralmente da madre a figlia.
In alcune zone della Puglia, questo piatto viene tradizionalmente preparato per la festa di San Giuseppe il 19 marzo, quando le tavole si arricchiscono di pietanze a base di legumi in segno di devozione. La semplicità degli ingredienti contrasta con la complessità del sapore finale, testimonianza dell’abilità culinaria della tradizione italiana nel valorizzare prodotti umili.



